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I SINTOMI DELLA MALARIA

I SINTOMI DELLA MALARIA

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I sintomi della malaria? Un grande enigma!
Come interpretare la reazione dell’organismo all’infezione del Plasmodio della malaria
15 gennaio 2023
dr. Paolo Meo – specialista in clinica delle malattie infettive e tropicali

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INTRODUZIONE

 Zanzara Anopheles al termine di un pasto ematico
Zanzara Anopheles al termine di un pasto

La malaria è una malattia infettiva acuta causata dall’infezione di un parassita, il Plasmodio, trasmesso dalla puntura di una zanzara chiamata Anopheles. Questa è diffusa nella maggior parte dei territori tropicali equatoriali, dove l’ambiente umido, caldo, e la presenza di acque, soprattutto stagnanti, ne favoriscono la riproduzione e la crescita.

Molteplici e diversi sono i sintomi della malaria che si manifestano con gradazioni e livelli crescenti. Dopo la puntura della zanzara infetta la maggior parte degli individui, specialmente coloro che da sempre vivono nelle aree a rischio, rimangono asintomatici, ovvero pur infettati non manifestano alcun sintomo. Altri individui invece manifestano la malattia con un crescendo di sintomi e manifestazioni sempre più forti e gravi. Il ritardo nella diagnosi e nella cura può far peggiorare i sintomi al punto di arrivare al decesso. Questo può essere dovuto alle forme “cerebrali”, ad insufficienza renale, o altri deficit interni. La rapidità nell’affrontare questa malattia può essere vitale. L’attendere e far passare il tempo inutilmente può essere letale, come spesso accade.

MALARIA NEI RESIDENTI DI AREE ENDEMICHE E NEI VIAGGIATORI

Vivere in aree endemiche, dove le Anopheles infette convivono con l’uomo, pungono per alimentarsi del suo sangue e inoculano il Plasmodio frequentemente, vuol dire favorire un meccanismo di sollecitazione della risposta immunitaria cellulare o anticorpale, fattore di protezione nei confronti del parassita. Le infezioni ripetute e senza sintomi sono situazioni tipiche di chi vive nelle aree malariche. Invece in queste aree i neonati ed i piccoli bambini, che ancora non hanno sviluppato una piena immunità contro la malaria, sono soggetti a grave rischio malattia e sono le fasce di età con maggiori decessi.

Nei viaggiatori che provengono da aree dove il parassita malarico è assente, la puntura di una zanzara infetta può causare una infezione che, senza copertura immunitaria, consente al Plasmodio di svilupparsi e di invadere con il “ciclo eritrocitario le emazie”, con una crescita via via esponenziale.
La presenza o meno di sintomi ed il loro “grado” di manifestazione è molto condizionato dalla risposta del sistema immune.

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LA VARIETA’ DEI SINTOMI

Malessere ingravescente; senso di stordimento; mal di testa crescente; stanchezza e dolori ai muscoli; questi possono essere i primi sintomi che si manifestano a distanza di qualche giorno a chi è stato punto da una zanzara infetta. Dopo qualche giorno, può comparire pesantezza e dolenzia alla nuca ed al collo; dolore sordo e grave alla muscolatura di gambe e braccia; iniziale sensazione di pelle umida, particolarmente accennato all’addome ed al dorso. Dopo circa una settimana dalla prima infestazione del Plasmodio può iniziare, non sempre, a presentarsi prima una febbricola, accompagnata da lievi brividi; aumento del sudore e mal di testa fronto-occipitale; questi sintomi nelle ore o giorni seguenti tendono ad aumentare, con una astenia che non permette di muovere braccia e gambe. Lo stordimento aumenta e la febbre può iniziare scomparire ed a ricomparire con una caratteristica ondulante ogni tre / quattro giorni. Nei giorni successivi, se non si interviene, il malato può presentare una urina carica, rossastra, talvolta scura; una sensazione di pesantezza e di gonfiore nella parte alta dell’addome, a livello della milza e del fegato; un peggioramento della confusione mentale fino ad uno stato semi comatoso ed alla fine un coma irreversibile ed il decesso dovuto al blocco della circolazione cerebrale per microtrombosi encefalica.
All’inizio della malattia sono frequenti sintomi irritativi addominali quali diarrea anche acquosa e sensazione di nausea e vomito.

Tutti questi sintomi raramente possono essere presenti contemporaneamente. E’ più frequente che se ne manifestino alcuni, i meno gravi, con un grado di intensità molto variabile. La febbre, considerato sintomo patognomonico, spesso non compare o si presenta tardivamente. Il sintomo tipico e quasi sempre presente la sensazione di malessere generalizzato ed il mal di testa, nella fase iniziale con quel senso di ovattamento della testa.

SINTOMI E IMMUNITA’

La malaria è denominata la “grande ingannatrice” proprio per questa varietà di sintomi così diversi e di gradazioni non prevedibili.
Come detto in precedenza la febbre, lieve o molto elevata, è considerata il sintomo tipico della malaria, accompagnato da brividi e sudorazione. Questo insieme di sintomi derivano dalla risposta dell’organismo alla lisi delle emazie, al rilascio di endotossine, di cataboliti ed alla fuoriuscita dei parassiti nel torrente circolatorio con una reazione difensiva dei sistemi dell’organismo. Ma questo insieme di sintomi, regolarmente preso come unica evidenza clinica della presenza del plasmodio, è da considerare poco affidabile nella diagnostica della malattia perché spesso non è presente. Ovvero l’assenza di questi sintomi non esclude il dubbio diagnostico. Le “malarie algide”, ossia quelle senza febbre, sono molto frequenti, soprattutto nei soggetti che hanno avuto la malaria, in chi vive per lunghi periodi nelle aree a rischio, in chi ha sviluppato una immunità specifica.

La vita dei diversi tipi di Plasmodio all’interno dell’organismo; la loro presenza e la lunga coabitazione nelle cellule ematiche ed in quelle all’interno degli “acini epatici”, che sono formazioni cellulari che costituiscono la struttura interna del fegato; la presenza all’interno di alcune famiglie di cellule linfatiche; tutti questi eventi che riguardano la presenza del parassita nell’organismo umano è fortemente condizionato dalla risposta immune di ciascun individuo.

I cicli riproduttivi del Plasmodio nel fegato e nelle emazie avvengono con tempi e modi ben scadenzati ma condizionati dalla risposta e dalla modulazione del sistema immunitario che regola anche il manifestarsi dei sintomi.

 

DIFFERENTE RISPOSTA TRA POPOLAZIONI AUTOCTONE E VIAGGIATORI

Le popolazioni autoctone, che vivono in aree densamente popolate dalle Anopheles, a causa delle continue punture di zanzare infette e della presenza costante del parassita malarico nelle cellule ematiche “rosse e bianche” ed anche negli organi linfocitari, rinforzano costantemente la loro capacità difensiva nei confronti del Plasmodio. Questa situazione, tipica dei territori malarici, di “attacco” (Plasmodio) e difesa (immunità), permanente, consente di arrivare ad una convivenza tra i due organismi (parassita ed ospite).
Gli individui convivono quindi in ambienti malarici con le zanzare ed i parassiti in una forma di “commensalismo” (vita pacifica) ma che non va considerato duraturo nel tempo. Basta infatti una diminuzione dei sistemi difensivi dovuta ad altre infezioni, oppure recarsi in zone dove non è presente Anopheles e Plasmodio, per perdere immunità e difesa. Questo è un fenomeno tipico di chi vive nelle aree infette:
(1) soffrire di periodici stati di affaticamento;
(2) accusare malessere generalizzato;
(3) perdere la forza muscolare;
(4) perdere la capacità lavorativa;
(5) rallentare le attività corporee.

In questo periodo di cambiamenti climatici le lunghe fasi di siccità condizionano la presenza di Anopheles nell’ambiente per lunghi periodi. Il clima arido impedisce la vita delle zanzare. Poi improvvise inondazioni, fenomeno frequente dopo lunghi periodi di siccità, inducono nuove ondate riproduttive di insetti. Tutto ciò favorisce  in questi paesi scomparsa e presenza del Plasmodio con infezioni multiple, periodiche che, per la perdita periodica delle difese, producono nella popolazione, soprattutto infantile, malarie gravi e spesso mortali, non previste e prevedibili.

Questo è lo stesso fenomeno che accade alle persone che espatriano per periodi medio-lunghi dai propri paesi e perdono la loro resistenza al Plasmodio. Tornati a casa hanno la stessa probabilità di ammalare, anche con forme gravi di un qualsiasi viaggiatore che proviene da aree prive del Plasmodio della Malaria.

“Il grande inganno della malaria”, con i sintomi più diversi in tipo e gradazione deriva quindi dal rapporto tra sistema immunitario e parassita e spiega l’insorgenza di sintomi differenti, e della progressione della malattia verso situazione sempre più aggressive.

ALCUNE RIFLESSIONI

Da quanto detto è bene riflettere su quanto segue:

  • Chiunque viaggi verso zone malariche, provenendo da paesi da questa malattia, è soggetto ad infezione. La manifestazione della malattia e dei sintomi dipende dalla sua risposta immunitaria;
  • La difesa più importante dalla malaria è sicuramente l’utilizzo di repellenti naturali (Neem) o chimici (DEET) che allontanino il rischio di puntura di zanzara;
  • La profilassi con farmaci idonei ed efficaci aiuta a diminuire l’incidenza della malattia attaccando chimicamente il Plasmodio. Ma è importante sapere che una debole risposta “immune naturale ed innata dell’individuo” aumenta la possibilità di manifestare sintomi dopo l’inoculazione del Plasmodio; (L’esempio del Covid è emblematico. Durante la pandemia la riduzione delle difese immunitarie indotta ha causato un forte aumento dei sintomi di malaria e anche di decessi nelle popolazioni autoctone – statistiche 2022 dell’OMS). Questo a dimostrazione del potere difensivo del sistema immune.

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  • Durante il soggiorno ed anche al rientro da un viaggio da aree a rischio di malaria il manifestarsi di malesseri, come quelli descritti precedentemente, anche sfumati, deve accendere il dubbio di essere stati infettati dal Plasmodio. L’evento è da considerare possibile e probabile anche per soggiorni brevi o brevissimi in aree con presenza di Anopheles. Anche poche ore bastano per ricevere punture infette;
  • Tornando da un viaggio da aree a rischio malarico, in caso di malessere, mal di testa, febbre o altri sintomi, prima occorre pensare al rischio malarico ed escludere la malattia, poi si pensa a qualsiasi altra malattia si può essere sviluppata.
  • Non è vera l’affermazione che in presenza di sintomi di sospetto malarico, i test di laboratorio risultano sempre positivi, compresa la sensibilissima PCR.
    “Se il vetrino letto in laboratorio è negativo la malaria non c’è”. Questa affermazione non è vera ed è pericolosa. Una immunità importante presente in un individuo può rendere negativa la presenza del parassita. Una lettura di un vetrino effettuata da occhi inesperti o affrettata può dare una risposta negativa, pur essendo presente il parassita. La diagnosi clinica, derivata da una valutazione dei sintomi, non può essere cancellata da un test negativo, la cui risposta non è sempre veritiera.

 

  • Un soggetto sintomatico, con sintomi che si aggravano nel tempo e con manifestazioni tipiche, anche con test presunti negativi, va trattato con medicine efficaci.
  • “Intervenire prima possibile salva e non nuoce, attendere può uccidere”

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