Riflessioni sul connazionale contagiato da 2019-nCoV

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Il 3 febbraio 2020 sono rientrati da Wuhan 56 nostri connazionali, sotto il controllo delle autorità sanitarie e della Protezione Civile.  Hanno effettuato i controlli sanitari dovuti e sono stati messi sotto osservazione. Conducono infatti un regime di quarantena di 14 giorni, periodo massimo stabilito perché si manifesti l’eventuale malattia. Alla “città militare della Cecchignola” in Roma, hanno cominciato a passare le loro giornate, controllati dal team sanitario dedicato.  Dopo 3 giorni dall’arrivo in Italia, ad una delle persone rientrate, é comparsa una lieve febbre con occhi rossi e un po’ lacrimosi. Quel tipo di malessere che tutti noi sentiamo all’inizio di una sindrome influenzale comune. Immediatamente sono stati eseguiti i test sui tamponi prelevati, in biologia molecolare, che hanno evidenziato la positività al 2019-nCoV
Qui il testo ufficiale del twitt dell’ISS dopo aver eseguito il test.
La persona è stata ricoverata all’Istituto Lazzaro Spallanzani, in regime di isolamento, per essere seguito nella sua evoluzione, con i trattamenti adeguati.
Non meraviglia più di tanto il fatto che una persona rientrata da Wuhan o provincia, possa essere venuta a contatto con il virus e poi possa manifestare qualche sintomo.
Ricordo che non tutti i contagiati o i sintomatici evolvono in “insufficienza respiratoria grave”, cioè in una “forma pericolosa”.
La maggior parte dei casi manifestano sintomi lievi di tipo respiratorio. Le casistiche attuali ci dicono infatti che:
al 6 di febbraio si erano manifestati 28.000 casi di Coronavirus nel mondo; circa 4000 erano gravi;
24.000 persone, risultate positivi ai test, hanno manifestato tutta una gradazione di sintomi simil influenzali, come noi siamo abituati a vedere in Italia.
Etichettare quindi “un contagiato” come un “malato grave” non è scientificamente corretto.
Dobbiamo pensare questa malattia un po’ come “l’influenza vera”, quella da mixovirus, che attualmente sta imperversando ovunque, con una maggiore capacità di diffusione
ma con una mortalità simile, circa il 2%, al coronavirus.
La differenza è che per l’influenza abbiamo un vaccino, che ogni anno cambia ed è efficace, ed anche dei farmaci antivirali efficaci. Per il coronavirus NO!
Rimaniamo in attesa di buone notizie del nostro connazionale ricoverato.
Per le altre persone probabilmente il periodo di isolamento si allungherà di alcuni giorni e probabilmente ognuno avrà la sua stanza.
Questo se occorre garantire un isolamento per ciascuno, ed evitare eventuali ulteriori contagi.

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