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COP27 Conferenza Internazionale del Clima. Aspettative e delusioni

COP27 Conferenza Internazionale del Clima. Aspettative e delusioni

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COP27 Conferenza Internazionale del Clima. Aspettative e delusioni.   

 

Tante sono le aspettative riposte in questa COP27, la Conferenza Internazionale sul Clima, delle Parti delle Nazioni Unite dell’anno 2022.  Nonostante gli impegni annunciati dai paesi membri a Glasgow, di cui pochi realmente implementati, gli obiettivi climatici sembrano ancora irragiungibili.

Secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (OMM), le temperature in Europa negli ultimi 30 anni sono aumentate più del doppio rispetto alla media globale. Cifre da capogiro, ma forse ancora difficili da comprendere.

“Siamo su un’autostrada diretti verso l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore” commenta Antonio Guterres, il segretario generale dell’ONU, durante il discorso di apertura della COP 27.

Gli forzi per ridurre le emissioni in questo decennio, in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi, devono essere reali, e le parole trasformarsi in azioni. La “transizione verso un futuro sostenibile ed equo” richiede un cambio di rotta profondo e generale, con una netta trasformazione degli stili di vita di ciascuno di noi, delle comunità, dei governi e delle nazioni. Una trasformazione degli stili di vita ad alto impatto ambientale e sociale.

Eppure, l’apertura di questa COP27 sembra già dimostrare il contrario.

Centinaia di leader politici sono atterrati la scorsa domenica a Sharm El Sheikh con i loro jet privati, un abitudine che sembra non cambiare neanche di una virgola (il numero stimato dei jet privati in arrivo in Scozia alla COP26 lo scorso anno, 2021, ammonta ad oltre 400).

Tra loro, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata in Egitto per partecipare all’assemblea di apertura della conferenza, dopo aver autorizzato l’aumento delle estrazioni di gas nel mar Adriatico.

Ma le critiche non si fermano alle contraddizioni tra i proclami e le politiche attive dei paesi. Infatti, un altro oggetto di polemiche è il        paese ospitante, l’ Egitto, che con approcci ben poco democratici e talvolta violenti, sta fortemente limitando il diritto di espressione degli attivisti, giovani, comunità indigene, associazioni, molti dei quali hanno partecipato alle conferenze precedenti come osservatori, ed hanno sempre manifestato senza problemi il loro dissenso.

Inoltre, il paese ospitante ha negato a un gran numero di giovani ONGs la richiesta di partecipazione attiva alla conferenza.

Per non parlare del malcontento dovuto alla scelta degli sponsor dell’evento di quest’anno. E’ stata scelta l’azienda più inquinante al mondo per produzione di plastica, la Coca Cola è tra i major sponsor della COP27.

La grande indignazione per le ragioni sopra descritte sta smuovendo migliaia di attivisti in tutto il mondo, a richiedere di non partecipare alla Conferenza delle Parti di quest’anno, ed a manifestare il proprio dissenso nei propri Paesi. Non si è presentata alla Conferenza neanche Greta Thunberg, simbolo della protesta giovanile per il clima, la quale, come tanti, si è rifiutata di partecipare ad una coferenza sul clima dove le élite al potere parlano e sciorinano i loro programmi a difesa del clima e poi fanno i propri interessi di parte, anziché quelli globali, a difesa della natura e di tutti noi.

 

 

Per rimanere aggiornati sugli sviluppi della COP27 consigliamo il Podcast di LifeGate, Copcast (clicca qui).

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