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Variante indiana B.1.617.1 INDIA IN FIAMME per COVID-19. Un progetto di Cooperazione CESMET

Variante indiana B.1.617.1 INDIA IN FIAMME per COVID-19. Un progetto di Cooperazione CESMET

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In piena variante indiana B.1.617.1 il CESMET Clinica del viaggiatore appoggia i progetti di emergenza dei padri Camilliani.

In questa situazione di grave emergenza per una pericolosissima variante di SARS-CoV-2, la variante indiana B.1.617.1, siamo tutti pronti a dare una mano indirizzando il nostro pensiero, i nostri sforzi e le nostre piccole rinunce verso alcuni progetti concreti e ad aiutare coloro che sono in prima fila.
Il Progetto “una bombola di ossigeno ed un letto per evitare di morire di Covid-19”. Aiutaci ad aiutare. Con un piccolo contributo possiamo veramente e concretamente salvare una vita.

Clicca qui per richiedere maggiori informazioni del progetto in India per la tragedia della variante indiana di Covid-19 aderire con il tuo piccolo contributo.

La variante indiana spiegata. Che cosa è?

Scheda India – CESMET: situazione COVID-19 e indicazioni di entrata e uscita dall’Italia

L’india è in ginocchio. Oltre 300.000 casi ufficiali di infetti al giorno. I morti ufficiali superano le 4.000 persone.
Questi i dati ufficiali di OMS per COVID-19 in India.
Ma i casi diventano milioni al giorno nelle stime ufficiose della stessa OMS. La variante Indiana B.1.617.1 dilaga nel subcontinente indiano e nei paesi limitrofi
E quante migliaia di persone, senza distinzione di origine, religione e razza muoiono in uno dei paesi più grandi del mondo, senza assistenza sanitaria e senza aiuti, nella solitudine assoluta. Fantasmi senza volto che non fanno neanche casistica. L’india brucia. Falò per le strade, pire funerarie per evitare ulteriori catastrofi. E molti non hanno soldi per essere cremati in   modo dignitoso. L’India brucia nella quasi indifferenza generale, dovuta anche ai problemi di ciascuna nazione.
A Bangalore come in molte città paesi e villaggi indiani, giovani volontari, uomini di ogni cultura e religione si sono rimboccati le maniche e tentano di aiutare i meno fortunati. Si cerca di fornire un aiuto a chi si è ammalato ed è senza cure, senza ossigeno, senza un ricovero e lentamente si avvia verso la morte. Non è il solito pietismo sdolcinato. È la cruda realtà in un paese messo in ginocchio da un virus. E la variante indiana del COVID-19 inizia a far paura anche in Europa.


I CDC Europei studiano la situazione della variante B.1.617.1/2/3 e invitano alla prudenza non conoscendo ancora bene le profonde caratteristiche di queste varianti.

Dovunque ci si attrezza e ci si organizza. Le braccia ci sono, spesso mancano i mezzi. Medicine, ossigeno, vaccini, nonostante la potenzialità del mercato indiano sono diventati merce rara. Tra i tanti uomini pronti ad aiutare anche suore e sacerdoti cattolici. Ad esempio nello stato di Karnataka, nell’India meridionale, hanno iniziato ad assistere i pazienti affetti da variante indiana B.1.617.1 del Covid-19 cercando di fornire un supporto e magari un sorriso. Questo mentre l’India è nel pieno di una ondata di contagi senza precedenti. A febbraio 2021 i casi di persone infette non superavano i 10.000 al giorno, e i morti si erano ridotti a circa 100. Poi l’esplosione della variante assassina, dovuta anche un comportamento irrazionale e poco prudente durante una Pandemia così pericolosa. Cultura, riti religiosi millenari, raduni politici, hanno avuto un effetto drammatico in un paese con più di un miliardo di persone. In pochi giorni, dai primi del mese di marzo, i casi sono saliti in modo vertiginoso. Il nuovo virus B.1.617.2 ha infettato con una rapidità inattesa. Gli ospedali si sono riempiti. Le strade sono diventate luogo di agonia. Migliaia di persone senza medicine, ossigeno, assistenza. Un sistema sanitario considerato ottimo, e con una buona organizzazione, si è piegato sotto il peso dei numeri. Migliaia, migliaia e poi migliaia ogni giorno. E sempre di più.
A “mani nude”, ossia con pochi mezzi e protezioni, e con tanta voglia di aiutare molti si sono rimboccati le maniche

I CAMILLIANI IN INDIA ACCANTO AI MALATI DI COVID-19
I CAMILLIANI IN INDIA ACCANTO AI MALATI DI COVID-19

cercando di dare una mano ai sanitari indiani. Tra questi anche i Padri Camilliani dell’arcidiocesi di Bangalore.

In questa grande città indiana, e non solo, questi religiosi, da sempre dediti alla assistenza sanitaria, si sono messi a disposizione dei malati, di quelli senza cura. Di coloro che muoiono ogni giorno perché non trovano un po’ di ossigeno, qualche medicina per contenere una infiammazione galoppante che arriva ad uccidere.

L’iniziativa dei padri Camilliani “Fai agli altri quello che vuoi sia fatto a te” parte dalla constatazione che l’intero paese è in grave pericolo e in grande angoscia. Tutti gli ospedali in India stanno affrontando anzitutto una carenza di forniture di ossigeno. Gas essenziale nel sostenere chi arriva ansimando e senza respiro. Le bombole sono finite, medicine scarseggiano e non si trovano più posti-letto.
Tutto accade perché ogni giorno ammalano più di 300.000 persone di variante indiana B.1.617.1 di Covid-19, che non sanno dove farsi assistere. Nel paese, all’inizio di maggio 2021, il numero dei casi ha raggiunto i 20 milioni.
I malati si stendono per le strade chiedendo aiuto e i morti si ritrovano ovunque.
A Bangalore un gruppo di giovani volontari, che lavorano con i padri Camilliani, sono stati adeguatamente addestrati per prendersi cura dei pazienti Covid. Un supporto ad un sistema sanitario in crisi.
“Può sembrare come una goccia in un oceano mentre il personale medico sta affrontando uno stress e una pressione tremendi a causa delle migliaia di pazienti”, ha spiegato padre Anil D’Sa, segretario della Commissione per la Gioventù dell’Arcidiocesi di Bangalore. “Ma avere il coraggio di mettersi in gioco e di servire in questi momenti cruciali è importante, è un segno concreto dell’amore verso il prossimo” e aggiunge “Ci prendiamo cura dei pazienti affetti Covid, restiamo accanto a loro e condividiamo la loro sofferenza “ e ancora “Con i sacerdoti e le suore religiose volontari, insieme a persone di tutte le religioni, su indicazione dei medici e supportandoli, forniamo l’assistenza materiale ai pazienti Covid e cerchiamo di essere attenti anche alle necessità delle persone”,
“Il programma va vanti da quasi un mese, e questo programma di volontariato per il bene dei pazienti Covid è pieno di sfide, occorre grande coraggio e fede per mettersi oggi a servizio negli ospedali”, dice il Camilliano fratel Madhu.
“Il servizio di volontariato giovanile cattolico, insieme con sacerdoti e suore camilliane, per aiutare i pazienti Covid e tutta l’India è lodevole. Ma abbiamo bisogno di aiuto da parte di tutti.” E’ il momento che tutto il mondo aiuti questa situazione drammatica per aiutare se stesso. Il virus ed i suoi aggravamenti continueranno a coinvolgere tutti.
L’India, il secondo paese popolato al mondo con oltre 1,3 miliardi di abitanti, è sotto la morsa della seconda ondata devastante di Covid. Sono milioni oramai le persone coinvolte positivi al giorno.
Per questo motivo i religiosi dell’ordine di San Camillo (padri camilliani) si sono mobilitati e con loro tanti giovani. La loro organizzazione capillare sanitaria da sempre opera nella nazione indiana e lavora in tante altre parti del mondo.


Il Cesmet Clinica del Viaggiatore dal 1985 e ancora prima il dr. Paolo Meo dal 1981 sono impegnati in diverse aree  tropicali, in Africa ed anche in India, in programmi di assistenza, di gestione delle problematiche sanitarie tropicali, e di cooperazione. Dall’inizio della pandemia l’attività del Cesmet è stata indirizzata alla diagnostica ed alle cure domiciliari dei malati Covid-19. Ora tramite la Fondazione Cesmet, che per anni ha operato in realtà sanitarie tropicali, riprende la sua azione di supporto ai progetti nelle aree più bisognose.

In questa situazione di grave emergenza siamo pronti a dare una mano indirizzando i nostri sforzi e le nostre piccole rinunce verso alcuni progetti concreti e ad aiutare coloro che sono in prima fila.
Il Progetto “una bombola di ossigeno ed un letto per evitare di morire di variante indiana B.1.617.1 di Covid-19”. Aiutaci ad aiutare. Con un piccolo contributo possiamo veramente e concretamente salvare una vita.

Il Cesmet Clinica del Viaggiatore e la Fondazione CESMET, sostengono i progetti dei padri Camilliani in India, con il progetto “una bombola di ossigeno ed un letto per evitare di morire di Covid-19”.
L’impegno del Cesmet è quello di versare il 10% dei proventi derivati dall’attività clinica e diagnostica del centro. Ti chiediamo una piccola rinuncia. Un caffè al giorno per una boccata di ossigeno ogni giorno.
Clicca qui per dare il tuo supporto e la tua disponibilità. Lascia i tuoi dati per ricevere informazioni sul progetto. “una bombola di ossigeno ed un letto per evitare di morire di Covid-19”.

Ricorda che ogni volta che prenoti una prestazione, un tampone antigenico o molecolare, un certificato medico per malattia o vaccinazione Covid-19, una consulenza o visita in ambulatorio, o una vaccinazione presso il centro di vaccinazioni internazionali contribuirai con il tuo 10% di quello che spendi a sostenere gli sforzi di chi si trova in prima linea.
Ringraziamo tutti dello sforzo che facciamo insieme.
Se deciderai di lasciare il tuo contributo riceverai documentazione e periodici report degli stati di avanzamento del progetto che hai deciso di sostenere.

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