01-02-2020 La malaria uccide ancora ad Agrigento. indagati sette sanitari 

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La malaria uccide ancora ad Agrigento a causa della incompetenza ed incuria dei medici .

Questo scrivevo il giorno 28 gennaio, poche ore dopo la morte di Loredana. L’articolo già pubblicato lo mantengo in questa pagina dove aggiorno alcune notizie. Oggi 31 gennaio la notizia è la seguente: indagati sette tra medici ed infermieri dell’ospedale di Agrigento. Ed anche il medico curante. L’ufficio della Procura, presieduto da Luigi Patronaggio ha iscritto nel registro degli indagati i sanitari. L’ipotesi di reato “omicidio colposo”. Comunque se i fatti raccontati dai parenti saranno confermati, al di là del giudizio della giustizia, i fatti sono scandalosi! DI seguito i fatti accaduti con qualche commento.

Muore a 44 anni di malaria cerebrale dopo un viaggio in Africa a Lagos, in Nigeria.  Dopo qualche giorno dal rientro ad Agrigento ha presentato malessere,  inappetenza, cefalea e febbre alta. Forse influenza? Ma nell’incertezza, conscia di essere stata in Africa, si è recata in ospedale dove, nonostante aver precisato le notizie riguardanti il viaggio, ha atteso più di 9 ore al Pronto Soccorso.  Il suo racconto non ha fatto scattare nessun allarme tra i sanitari. Alla fine, stanca e con un malessere sempre più forte ha firmato le dimissioni ed è tornata a casa. Per 5 giorni, altri sanitari non sono stati in grado di gestire una persona di ritorno dall’Africa. Dubbi, ritardi perplessità come un qualsiasi malato con sindromi simil influenzali. Poi il coma e la corsa in ospedale. Diagnosi di malaria terzana maligna, da Plasmodium falciparum.
I racconti giornalistici seguenti sono agghiaccianti. “ I medici dell’ospedale di Agrigento hanno cercato posto in qualche reparto di Malattie infettive dell’isola. Inutilmente. Da Agrigento sono partiti i contatti per le indispensabili consulenze con Roma e Palermo, Palermo e Roma. Un farmaco specifico è stato recuperato, e portato ad Agrigento, da Messina….

Per i non addetti ai lavori tutto questo può sembrare possibile per una malattia, la malaria, così lontana dalle nostre latitudini e conoscenze. Magari quasi giustificabile. Ma per la classe medica tutto questo non è giustificabile. Questo comportamento che denuncia incompetenza, superficialità ed assenza assoluta di responsabilità professionale è inaccettabile. Nel 2020, con l’informazione che circola ovunque, anche i medici più impreparati e che non hanno mai aperto un libro di malattie infettive sanno che chiunque viene da paesi a rischio va messo sotto controllo, immediato! E’ inconcepibile che un presidio, ospedaliero, un pronto soccorso, un qualsiasi ambulatorio o singolo professionista, di fronte ad una persona con malessere anche senza febbre, di ritorno da Lagos, non faccia immediatamente una valutazione clinica e poi effettui o invii in un laboratorio dove si effettua il test per la malaria. E tutti i medici devono sapere che, se hanno dubbi sulla possibilità dello sviluppo della malattia e si trovano in luoghi dove non possono fare i test necessari o trovare specialisti del settore, e la situazione del paziente peggiora, in ogni caso, prima di qualsiasi altra perdita di tempo si prescrive al paziente la terapia specifica, antimalarica. Il classico trattamento ex adiuvantibus, ossia in aiuto di un sospetto clinico non risolto. E così si salvano le vite di persone che rischiano in modo importante. 

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